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‘In difesa di sacrifici e scelte di una vita’

  • Immagine del redattore: Cristina Maderni
    Cristina Maderni
  • 5 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

laRegione · 05 maggio 2026 · Di Vittoria De Feo


Il vasto comitato favorevole presenta gli argomenti a sostegno dell’iniziativa,

tra potere d’acquisto, conseguenze sociali e stabilità per l’economia




«Tasse e imposte devono essere visibili, discutibili e decidibili, e non il risultato indiretto di

una revisione tecnica». Le votazioni del prossimo 14 giugno iniziano a fare capolino sul

calendario e il comitato favorevole alla neutralizzazione delle stime – composto da esponenti

dei quattro partiti borghesi, Udc, Plr, Lega dei ticinesi e Centro, nonché da rappresentanti

del mondo economico – ha illustrato le ragioni a sostegno dell’iniziativa popolare

costituzionale elaborata lanciata nell’ottobre 2022. La proposta, che ha raccolto oltre 17mila

firme, mira attraverso una modifica della Costituzione a fare in modo che l’obbligatorio

adeguamento generale verso l’alto delle stime non si traduca automaticamente e nel complesso in un aumento del carico fiscale o in una riduzione delle prestazioni sociali. Sullo

sfondo, un verdetto del Tribunale federale che obbliga ad avere stime pari almeno al 70%

del valore di mercato e in Ticino, al momento, sono intorno al 55. La revisione quindi andrà

fatta e l’orizzonte è il 2035. Questo perché con il Preventivo 2026 si è deciso di fare una

revisione parziale (+15%), rinviando quella generale. L’iniziativa vuole in tal senso scongiurare

una ‘stangata’ legata all’allineamento delle stime ai valori di mercato.

A entrare nel merito delle cifre, il primo promotore e consigliere nazionale dell’Udc Paolo

Pamini. «Un aumento delle stime senza misure compensatorie – rileva – può avere delle

conseguenze enormi. A conferma dei nostri timori, tradottisi nel 2022 nel lancio della

nostra iniziativa, la presentazione lo scorso gennaio del messaggio del governo a sostegno

della proposta». I dati del Consiglio di Stato, rievoca il democentrista citando il messaggio, «sono chiari: “L’impatto teorico di un allineamento dei valori di stima ai valori di mercato è

stato calcolato nel 2024 in complessivi 431 milioni di franchi, tra maggiori tributi (404,5

milioni di franchi) e minori sussidi (25,5 milioni di franchi), suddivisi in 228,9 milioni per il

Cantone e 202,1 milioni per i Comuni”». Ed evidenzia: «Questa è la dimensione della torta

di cui stiamo parlando. Abbiamo sul tavolo un macigno che pesa oltre 430 milioni di franchi

ogni anno e che grava sulle spalle di chi risiede in Ticino». Per Pamini è importante

sottolineare come l’iniziativa chieda «di far sì che un atto di pura natura amministrativa

non comporti automaticamente un aumento dei tributi e una diminuzione delle prestazioni,

degli aiuti e dei sussidi erogati nell’ambito del perseguimento degli obiettivi sociali.

Ricordo che l’adeguamento delle stime, ovvero il valore fiscale degli immobili, si ripercuote

su trentadue leggi. Ed è su queste norme e regolamenti che si dovrà intervenire da qui al

2035 se in giugno vincerà il ‘sì’». Certo, aggiunge ancora Pamini, «il parlamento e, nel caso

di referendum, il popolo potranno decidere di aumentare le imposte, intendiamoci. Questa

iniziativa non lo vuole impedire, ma fare in modo che un eventuale adeguamento delle

stime senza compensazioni sia frutto di una decisione formale politica presa dal Legislativo.

E questo proprio perché gli importi in ballo sono davvero importanti». Un tema,

rimarca dal canto suo la granconsigliera del Plr e vicepresidente della Camera di commercio

(Cc-Ti) Cristina Maderni, «per niente astratto, dietro cui si celano realtà concrete di noi

cittadini, fatte di storie personali, di scelte di vita e di sacrifici che si accumulano nel

tempo. Per molte famiglie, la casa non è semplicemente un bene economico, ma rappresenta un traguardo raggiunto grazie ad anni di lavoro, di rinunce e di impegno». Ed è per questo che per Maderni, che è pure presidente della Federazione ticinese delle associazioni di fiduciari (Ftaf) di cui fa parte anche la Svit, l’Associazione svizzera dell’economia immobiliare, «è cruciale difendere i sacrifici di una vita». In Ticino, indica poi la liberale radicale, «il fenomeno dei ‘ricchi sulla carta’ è particolarmente diffuso». E spiega: «Qui da noi molti immobili sono stati acquisiti o costruiti nel corso di una vita di lavoro e non generano necessariamente un reddito, in quanto abitati dai proprietari. In questi casi, una rivalutazione delle stime si tradurrà in un aumento delle imposte senza che vi sia stato un corrispondente incremento dei redditi».

Non solo i proprietari, ma anche gli inquilini. «Quando si aumenta il valore di stima degli

immobili – dice Paolo Caroni, deputato del Centro e membro del comitato direttivo della Catef, la Camera ticinese dell’economia fondiaria –, non si modifica soltanto la base imponibile per i proprietari, ma si interviene su un elemento centrale dell’economia dell’alloggio. Se il carico fiscale cresce, e può crescere anche in modo significativo, è verosimile che questo incremento possa costituire un motivo di aumento del canone di locazione, visto che il proprietario può richiedere agli inquilini un adeguamento della pigione per coprire parte dell’aumento dell’onere fiscale». Al centro dell’intervento del municipale di Mendrisio Daniele Caverzasio a nome della Lega, le conseguenze sociali: «I valori di stima regolano direttamente i meccanismi che determinano l’accesso a prestazioni e sostegni fondamentali, come sussidi di cassa malati, prestazioni complementari, borse di studio, assistenza, rette delle case anziani. Parliamo di circa 25,5 milioni di franchi di prestazioni sociali in meno all’anno».

E parla di stabilità e prevedibilità il presidente della Cc-Ti Andrea Gehri: «Le decisioni che

riguardano il settore immobiliare e la fiscalità hanno effetti diretti e immediati sulla capacità

del sistema economico di crescere, investire e creare occupazione. Le imprese, così

come le famiglie, hanno bisogno di poter pianificare il futuro su basi chiare e affidabili. Un

aumento di questa portata, se non accompagnato da misure correttive, rischia di tradursi

in un incremento significativo dei costi operativi per le imprese e in una riduzione del

potere d’acquisto per le economie domestiche. E questo può avere ripercussioni negative

sui consumi e, di conseguenza, sull’intera economia».

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