‘Eletti in governo? Per 12 anni massimo’
- Cristina Maderni

- 25 giu
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 2 giorni fa
laRegione · 25 giugno 2026 · Di Jacopo Scarinci
Tandem di iniziative con prima firmataria Sabrina Gendotti (Centro): ‘Non un atto di sfiducia, ma per il buon funzionamento delle istituzioni’

12 anni in Consiglio di Stato bastano eccome per lasciare un segno prima, e poi – raggiunto
il limite che si vuole mettere per iscritto – lasciare e pensare ad altro. Con vantaggi per
tutti, in primis per il funzionamento delle istituzioni. È questo, in soldoni, il messaggio di
due iniziative – una popolare costituzionale, l’altra parallela a livello parlamentare – presentate oggi alla stampa dalla prima firmataria, la granconsigliera del Centro Sabrina Gendotti, forte del sostegno, oltreché del suo partito, di Plr, Udc, Avanti con Ticino&Lavoro, Pvl, Più donne. Grandi assenti i leghisti – per ovvi motivi, essendo Norman Gobbi e Claudio
Zali tra i sei consiglieri di Stato che in tutta la Svizzera superano già ora il limite dei 12 anni
– e i socialisti che, però, questa scadenza l’hanno già nel loro statuto.
Questa proposta di revisione della Legge sull’esercizio dei diritti politici, premette subito
Gendotti, «non nasce contro qualcuno e non rappresenta un giudizio sull’operato dei
membri del governo, ma una riflessione di carattere istituzionale: le regole democratiche
sono pensate non in funzione delle persone, ma per il buon funzionamento delle istituzioni.
Ogni democrazia richiede un giusto equilibrio tra continuità e rinnovamento: l’esperienza
ha un valore, ma anche la capacità di cambiare». Secondo la deputata del Centro,
«dopo molti anni nelle medesime funzioni si consolidano abitudini e modalità di lavoro, e
diventa più difficile mettere in discussione lo status quo. Non è una critica, ma una dinamica
fisiologica di chi detiene il potere».
Quindi, sostiene la prima firmataria delle iniziative, «per noi 12 anni sono un periodo più che sufficiente per realizzare un programma politico e lasciare il segno in governo. La proposta
non è rivoluzionaria – ribadisce Gendotti –: Cantoni come i Grigioni lo prevedono
già, e anche in Ticino il principio della durata massima dei mandati si applica agli enti
parastatali come i Consigli di amministrazione di BancaStato, Eoc, Aet, Ticino Turismo,
nonché alle commissioni e ai gruppi di lavoro di nomina governativa. È quindi coerente
estenderlo all’organo politico più importante del Cantone».
Insomma, il messaggio è chiaro: «Le istituzioni forti non dipendono da persone considerate
insostituibili, ma da quelle capaci di rinnovarsi senza perdere continuità. Rafforziamo
la fiducia nelle istituzioni, favoriamo il ricambio istituzionale e garantiamo che il governo
ticinese rimanga dinamico e aperto al cambiamento».
A sostegno della proposta, e tra le co-firmatarie, la granconsigliera Udc Roberta Soldati
comincia con una domanda retorica: «Il potere deve avere un limite? Noi crediamo di sì».
Questo perché «la storia delle istituzioni democratiche è la storia della limitazione del
potere, che avviene sotto diverse forme: attraverso il principio della separazione dei poteri,
oppure attraverso il controllo parlamentare, che permette al legislativo di vigilare sull’esecutivo.
A volte ci si dimentica che il governo sottostà al parlamento e non viceversa, così
come l’operato di quest’ultimo è sottoposto al popolo. La limitazione temporale delle cariche appartiene a questa logica». E no, per Soldati 12 anni «non sono pochi». Anzi, «sono
ben tre legislature complete. Chi dice che siano insufficienti dovrebbe spiegare quanto
tempo occorre per attuare un programma politico. È sotto gli occhi di tutti – sottolinea la
deputata democentrista –, i tempi della politica sono molto lenti rispetto all’economia e alla nostra quotidianità, e oggi questo è inammissibile: negli ultimi anni i cambiamenti sono stati repentini in molti ambiti e la politica si è dimostrata impreparata e non più al passo coi tempi». Il graffio tipicamente democentrista giunge quando si arriva alla specialità della casa: «Nel privato, chi prende le redini di un’azienda in difficoltà non può permettersi i primi mesi o anni per studiare i dossier e conoscere i collaboratori». La longevità «può essere una
risorsa, ma può anche trasformarsi in fattore conservativo o in una zavorra». Quando le
stesse persone rimangono a lungo, afferma ancora Soldati, «il sistema perde senso critico e
capacità di autocorrezione».
Per la granconsigliera liberale radicale Cristina Maderni «una corretta gestione dello Stato
si basa sul rinnovamento delle persone e delle idee». Troppo spesso, continua, «le nuove
generazioni che desiderano impegnarsi nella vita pubblica percepiscono le istituzioni
come poco accessibili e ci rinunciano. Come migliorare? Il tema non è anagrafico, ma
riguarda il dinamismo del sistema: favorire la creazione di spazi per nuove competenze,
esperienze e sensibilità. Le sfide che attendono il nostro Cantone sono note: sicurezza
sociale, digitalizzazione, formazione, invecchiamento della popolazione, sostenibilità
finanziaria, innovazione economica. Per affrontarle serve continuità, ma anche la capacità
di rinnovare idee e approcci». Il limite di 12 anni manda un messaggio chiaro, per Maderni.
Nel senso che «nessuna posizione è per la vita, né in governo né altrove. Ogni funzione pubblica è limitata nel tempo e ogni generazione ha la possibilità di accedervi. Riconosciamo la qualità del lavoro di chi ha partecipato al governo, ma il limite valorizza chi lo raggiunge e deve lasciare, incentivandolo a progettare nuove sfide. Crea le condizioni
affinché forze fresche possano mettersi in gioco con successo. La fiducia nelle istituzioni
cresce quando i cittadini percepiscono un reale ricambio e porte aperte a chi ha competenze e capacità di cogliere le opportunità con merito. Con questo provvedimento, il futuro del Cantone Ticino e della sua democrazia sarà aperto al rinnovamento».
Bene, e adesso? Le iniziative faranno il loro iter e quella costituzionale andrà davanti al
popolo. Tempistiche, visto che comunque ci son di mezzo Zali e Gobbi? Lunghe. Per Gendotti «la speranza è che il tutto entri in vigore il 1° gennaio 2028, e quindi valga per le Cantonali del 2031».



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