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‘Già record di controlli, e pochissime infrazioni’

  • Immagine del redattore: Cristina Maderni
    Cristina Maderni
  • 6 feb
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 26 lug

laRegione · 06 febbraio 2026 · di Jacopo Scarinci



Il comitato contrario all’iniziativa Mps sul dumping replica: ‘Controlli record e pochissime infrazioni, il sistema funziona bene. 18 milioni sprecati’

I contrari all’iniziativa Mps sul dumping: ‘18 milioni l’anno e 160 funzionari in più per dire

che il salario minimo è rispettato? Tanta carta, tanto spreco e nessun vantaggio’.

«Il più grande, costoso e inutile bluff politico degli ultimi anni», considerando che «il Ticino ha già il record con controlli dell’Ispettorato del lavoro ben al di sopra della media nazionale, e le infrazioni riscontrate sono pochissime». Quelle del mancato rispetto del

salario minimo, ad esempio, «154 nel 2024, di cui 137 per errori involontari di calcolo o di

arrotondamento». Insomma, non c’è storia: per il comitato contrario all’iniziativa popolare

dell’Mps ‘Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!’,

sostenuta da sinistra e sindacati, il discorso è chiaro: i controlli si fanno già, gli organi preposti lavorano bene, le infrazioni riscontrate sono pochissime ed è inutile spendere di più

per qualcosa che non serve a niente.

Con ordine. A cominciare è la presidente dell’Associazione industrie ticinesi (Aiti) Nicoletta

Casanova, sgombrando il campo: «L’iniziativa parte da un presupposto falso, cioè quello di un Ticino pieno di datori di lavoro disonesti e che non rispettano le norme sui salari. Su

questa base, propone un aumento sproporzionato di controlli del mercato del lavoro, arrivando

a un ispettore ogni 5mila lavoratori e 300mila contratti che, ogni anno, le aziende

devono notificare alle autorità per farli controllare». Risultato? «Nessun effetto sui salari».

Sui controlli, rilancia il presidente del Plr Alessandro Speziali, «il Ticino è già primo in

classifica». Questo dimostra «tutta la sensibilità particolare di una fascia di frontiera come

la nostra, che è ben diversa da quella di Basilea», e si spiegano, appunto, «controlli 10 volte

superiori rispetto alla media svizzera, che coinvolgono un terzo dei lavoratori. Siamo ben

oltre le raccomandazioni della Segreteria di Stato dell’economia, e dal 2016 i controlli sono

stati rafforzati notevolmente». Quindi, rimarca Speziali, «non è che con questa iniziativa

finalmente arrivano dei controlli, come sostengono Mps e sinistra: il giro di vite c’è già

stato e le infrazioni sono minime. Al limite, gli strumenti di controllo vanno affinati a

livello di efficacia, non dal punto di vista burocratico e di spesa per nessuna resa».

Controlli che, ricorda il presidente del Centro Fiorenzo Dadò, «non vengono fatti solo dagli

ispettori. La forza della Svizzera è il partenariato sociale, il cui compito è anche fare controlli

nel mercato del lavoro. Oggi, nei rami con Contratto collettivo di obbligatorietà generale,

il controllo e il rispetto dei contratti spetta alle commissioni paritetiche, che guardano

anche ai contratti di aziende estere che distaccano lavoratori in Svizzera. E segnalano

all’autorità le violazioni che, eventualmente, riscontrano». La commissione tripartita, continua Dadò, «controlla l’evoluzione generale del mercato del lavoro, con autorità, datori di lavoro e sindacati». Ebbene, «questa stretta collaborazione porta a un’attività di controllo

davvero efficiente. Tutto possiamo dire dell’attuale mercato del lavoro tranne che non funziona la sorveglianza, come fanno credere gli iniziativisti».

Il tema dei salari, aggiunge il deputato della Lega Andrea Censi, «è una ferita aperta per

molti ticinesi». E il movimento di via Monte Boglia «da sempre lo segue con attenzione». E

quindi? «Quindi, proprio perché abbiamo a cuore i lavoratori ticinesi, non possiamo sostenere una proposta che promette di risolvere dei problemi aggiungendo solo burocrazia

senza agire concretamente. Il problema dei salari bassi non può essere risolto aumentando

controlli e assumendo nuovi controllori. Anche perché cosa dovrebbero fare questi funzionari, se non aggiungersi a chi valuta il rispetto del salario minimo osservando che le infrazioni, infinitesimali, hanno riguardato meno dell’1,6% dei lavoratori e molto spesso per

errori di calcolo?». E quindi: «Vogliamo davvero creare uno Stato di polizia per dar la caccia

a chi le regole già le rispetta?». Per degli «errori veniali, dobbiamo assumere 160 nuovi

funzionari pubblici che costeranno 18,5 milioni di franchi l’anno? Chiediamoci davvero se

vogliamo spendere milioni per un esercito di funzionari che non aggiungerà un solo franco

nelle tasche dei lavoratori, meglio scegliere il buon senso rispetto a cumuli di burocrazia».

«Non bastano oltre 700 milioni di deficit a Piano finanziario, a far desistere simili proposte

con un costo che non si giustifica neanche minimamente» attacca frontalmente la granconsigliera Udc Raide Bassi. «Di fronte a tanta inutilità, il Consiglio di Stato stima come

necessario un aumento di 160 funzionari, una spesa di quasi 20 milioni che si aggiunge alla situazione problematica delle finanze cantonali, e di una inefficacia totale». Per Bassi, «con

l’ampio sistema di controlli già presente, qualcosa che non si è mai visto in Svizzera come

la proposta della sinistra renderebbe il sistema di sorveglianza un Grande Fratello con

accesso a tutti i dati e tutti gli stipendi a livello cantonale, altamente inopportuno e rischia

di minare la fiducia tra cittadini e istituzioni. Oggi solo il fisco sa tutto, ed è un segreto

consolidato da anni. Per noi, questo, è un approccio che meno svizzero di così è impossibile». Bassi smonta anche un altro grande argomento degli iniziativisti, cioè il raggiungimento – o il tentativo di raggiungere – la parità salariale tra uomo e donna. Per la granconsigliera democentrista «la Legge federale offre già oggi la possibilità di far valere i propri diritti davanti a un giudice civile, quindi anche millantando effetti miracolosi l’iniziativa

è perfettamente inutile e fuorviante ma dai costi alti anche in questo ambito».

Di «controlli a tappeto inutili e costosi, non solo per lo Stato ma anche per le imprese»

parla la deputata Plr e vicepresidente della Camera di commercio Cristina Maderni, che

aggiunge come «notificare tutti gli oltre 220mila contrari di lavoro in essere ogni inizio

anno, inviare altri 80mila contratti stipulati durante l’anno, inviare ogni modifica contrattuale

in caso di aumento salariale o indicizzazione al costo della vita è inconcepibile.

Sarebbero – insiste Maderni – centinaia di migliaia di controlli letteralmente inutili alla

luce del basso numero di infrazioni». Oggi, «a livello nazionale, le imprese svizzere hanno

costi per burocrazia e controlli pari a 30 miliardi di franchi. Fondi sottratti a investimenti e

produttività. I controlli già ci sono e attestano che ci sono pochissimi abusi. Tanta carta,

tanto spreco e nulla in cambio».

Conclude con l’artiglieria il presidente della Camera di commercio Andrea Gehri: «Questa

iniziativa deve essere respinta senza esitazioni, i controlli sarebbero sproporzionati, costosissimi e inefficaci partendo da un presupposto che ci offende, cioè asserendo che i datori di lavoro passino il tempo a sfruttare i propri dipendenti. Nulla di più falso e lontano dalla realtà». I controlli «già superiori alla media e svolti con serietà dall’Ispettorato cantonale del lavoro e dai partner sociali mostrano che il sistema è ben collaudato, la sinistra cerca di delegittimarlo e demolirlo senza ragionevolezza. Si tratta di uno dei più grandi bluff politici degli ultimi anni».

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