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Da una penalizzazione a un’altra? I pro e i contro di una riforma

  • Immagine del redattore: Cristina Maderni
    Cristina Maderni
  • 16 feb
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 26 lug

laRegione · 16 febbraio 2026 · di Stefano Guerra


‘Rafforza l’indipendenza finanziaria delle donne’, dice Cristina Maderni.
‘Creiamo nuove ingiustizie’, sostiene Paolo Pamini. Opinioni a confronto



CRISTINA MADERNI ‘L’attuale sistema frena l’occupazione femminile’

PAOLO PAMINI ‘Ideologica, ingiusta, distorsiva: un pasticcio’


Il Tribunale federale ha stabilito nel 1984 che le coppie devono essere tassate in modo equo,

indipendentemente dallo stato civile. Quarantadue anni dopo, è giunta l’ora di correggere la disparità di trattamento esistente a livello di Imposta federale diretta (Ifd) tra coppie sposate e coppie di conviventi. Questa riforma offre anche uno stimolo all’occupazione del

coniuge che oggi lavora meno o non lavora, generalmente le donne. Incentiverà infatti

queste ultime a restare o a rientrare nel mercato del lavoro, così come ad aumentare il

grado di occupazione, a tutto beneficio della società e dell’economia.

Finora, in una coppia la scelta di rinunciare a un reddito è stata spesso dettata dalla penalizzazione fiscale del matrimonio. Se ora cambiamo il paradigma, incentiviamo comportamenti

diversi. Ma è chiaro che quella di stabilire come debba essere definita la capacità

contributiva di un singolo individuo e di una coppia rimarrà una scelta personale. Per noi è

fondamentale che le donne siano in grado di cogliere appieno l’importanza di avere una

propria indipendenza economica.

Non si tratta solo dell’aumento del grado di occupazione. L’imposizione individuale consentirà anche a molte donne di restare nel mondo del lavoro, cosa che oggi spesso non

avviene. E poi la riforma rafforzerà la consapevolezza di tutti riguardo all’indipendenza

finanziaria delle donne, qualcosa di fondamentale anche nell’ottica pensionistica.

Tutti questi fattori – compreso l’aspetto fiscale – giocano un ruolo nella scelta di come

ripartire gli impegni lavorativi e non in seno a una coppia. Non ne vedo uno più importante

degli altri. In Ticino, ad esempio, grazie alla riforma fisco-sociale del 2019, abbiamo già

dato un buon impulso alla creazione di asili nido, in modo da aiutare le coppie che lavorano,

dove oggi sempre più spesso entrambi i giovani si dividono i compiti lavorando ambedue a

tempo parziale.

È una questione di punti di vista. Dal sistema attuale di imposizione – vecchio di oltre un

secolo, e ormai non più al passo con la realtà delle famiglie di oggi – trae vantaggio chi non

si sposa. Con l’imposizione individuale, chi adesso paga più (anche molte più) imposte del

dovuto, ne pagherà di meno. Mi sembra logico. Ed è naturale che le persone con redditi

bassi non possano avere un risparmio, dato che continueranno a essere esentate dal pagamento dell’Ifd. Il vero problema è che oggi l’imposizione delle coppie sposate spinge in molti casi le donne a non lavorare o a non aumentare il grado d’occupazione. E questo ha

conseguenze dirette, tangibili sulla futura pensione, oltre che in caso di separazione.

Il Consiglio federale ha vagliato tutte le opzioni possibili, giungendo alla conclusione – poi

sposata dal Parlamento – che l’imposizione individuale fosse la via giusta da percorrere.

Ha anche detto che l’iniziativa del Centro è complessa da mettere in pratica e oltretutto

molto più costosa della soluzione che noi caldeggiamo.

Lavoro a tempo pieno, mia moglie all’80 per cento. Facciamo parte di quei coniugi oggi colpiti dalla penalizzazione fiscale del matrimonio, poiché con doppio reddito. Saremmo pertanto tra i chiari vincitori dell’imposizione individuale. Tanto più che abbiamo tre figli piccoli, per i quali le deduzioni aumenterebbero.

Perché questa riforma è un pasticcio.

Perché volendo eliminare un’ingiustizia (la penalizzazione fiscale delle coppie sposate a

livello di Imposta federale diretta), se ne creano altre: in particolare punendo quelle coppie

in cui per varie ragioni i due partner non portano a casa redditi simili.

Certo. Ma l’imposizione individuale non è la via giusta per farlo, perché provoca un sacco di

distorsioni e danni collaterali.

A perderci nel passaggio all’imposizione individuale non saranno soltanto le famiglie tradizionali monoreddito o quasi. Questa riforma punisce anche le forme ‘moderne’ di famiglia. In questo senso non è per nulla al passo coi tempi. Vengono punite in maniera evidente le persone con figli a carico, in particolare le coppie di conviventi e le famiglie monoparentali.Qualsiasi famiglia monoparentale con un figlio dato in accudimento (per lavorare)verrà penalizzata a partire da un imponibile di 54mila franchi. L’aumento della progressionedelle aliquote colpirà anche molte coppie di conviventi senza figli, in particolarequelle con redditi imponibili superiori ai 94mila franchi pro capite. Lo stesso vale per i single.Non solo. I genitori non sposati (soli o conviventi) saranno in realtà puniti perché perderannola tariffa privilegiata, che equivale a quella delle coppie sposate. Il fatto è che per

promuovere l’occupazione delle donne andiamo a punire fiscalmente chi ha figli e chi per

qualsiasi motivo decide di suddividere in modo non egualitario il reddito. Per esempio perchési occupa dei genitori malati, oppure di volontariato. In queste settimane anche gli

ambienti progressisti iniziano ad accorgersi dei danni potenziali.

La fattura non va minimizzata: per le coppie sposate con un solo reddito imponibile di

84mila franchi e con un figlio, l’imposta aumenterà di oltre 1’850 franchi annui, più del triplo

di oggi. Nel nuovo mondo, se i due genitori (sposati o non) guadagnassero uguale (a

parità di reddito complessivo), il carico fiscale si dividerebbe invece di ben 45 volte, scendendoa soli 60 franchi annui. Senza per giunta tener conto delle ulteriori punizioni causatedal cambio di sistema a livello cantonale e comunale. Spiegatemi dov’è la giustizia

fiscale. E poi c’è una chicca.

Le simulazioni numeriche mostrano che, in una coppia (uguale se sposata o no) che non

vorrà farsi punire dalla riforma, uno dei due partner dovrà guadagnare almeno un quarto

del reddito totale. Ma quando arriverà un figlio, la mamma – perché in genere è lei a lavoraredi meno – dovrà portare a casa almeno un terzo del reddito totale. Altrimenti la coppiarisulterà penalizzata. Quindi la riforma addirittura punirà quei genitori in cui, all’arrivo diun figlio, la mamma deciderà di non aumentare la propria occupazione. Il mondo al contrario…

Sul piano teorico, l’idea è comprensibile. Però i calcoli dell’Amministrazione federale delle

contribuzioni parlano chiaro: con l’imposizione individuale verrebbero creati solo tra i

10mila e i 44mila posti di lavoro a tempo pieno, una tantum. Briciole: meno della metà

dell’aumento netto ricorrente della popolazione residente, circa 80-100mila persone

all’anno. Parliamo di meno dell’1 percento della forza lavoro in Svizzera, l’ordine di grandezza di errori di arrotondamento. Per non parlare degli 1,7 milioni di ulteriori tassazioni

da processare ogni anno e degli oltre mille nuovi tassatori da assumere.

I 26 Cantoni hanno dimostrato da oltre 30 anni che esistono diverse metodologie per

riportare la penalizzazione fiscale del matrimonio entro i limiti stabiliti dal Tribunale

federale: una tariffa alternativa per le coppie sposate, come fa il Ticino; vari tipi di splitting,

come fa la maggior parte dei Cantoni; o il cosiddetto calcolo alternativo, come propone

l’iniziativa popolare del Centro [attualmente al vaglio del Parlamento, ndr]. Non c’è bisogno

di stravolgere l’intero sistema, passando a una tassazione individuale ideologica, ingiusta,

distorsiva e burocratica.


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