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Allocuzione di Cristina Maderni In occasione della festa nazionale del 1° Agosto 2026 Arosio - Malcantone

  • Immagine del redattore: Cristina Maderni
    Cristina Maderni
  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Arosio 1. agosto 2026



Egregio Sindaco dell’Alto Malcantone

Stimate Autorità comunali

Caro Vice Presidente del Gran Consiglio Ticinese

Care concittadine e cari concittadini

Care amiche e cari amici tutti

 

Lasciatemelo dire con gioia: essere stasera qui, assieme a tanti volti amici, per celebrare il Natale della Patria, è per me un'emozione profonda.


La ragione è semplice: sono, e mi sento, una ragazza di Arosio.

 

È qui che molti di voi mi hanno conosciuta fin dal 1968, quando mio papà Carlo comperò una piccola casa di villeggiatura in quello spazio fra i campi ed il bosco che nel tempo sarà, non senza ironia, battezzato il “Vietnam”.

 

Papà e mamma amavano l’Alto Malcantone, tanto che nel tempo decisero di trasferirvi la residenza dell’intera famiglia, nel frattempo aumentata di numero con l’arrivo di mia sorella Alessandra, anche lei oggi presente assieme a noi a celebrare questo 1° di Agosto.

Fra sorelle ci ritroviamo a pochi passi da qui tutti i fine settimana, per ridere e scherzare, per cenare assieme nelle nostre case, sempre che non si ceda alla tentazione di una puntata al Grotto Sgambada.

 

Su questo prato, quando ancora non era il magnifico campo sportivo che vediamo oggi, venivo da bambina per una passeggiata o una grigliata. Nella chiesa di San Michele ho cantato nel coro. In questi boschi ho imparato a riconoscere il susseguirsi delle stagioni, il valore del lavoro, il rispetto della natura e delle persone.

 

Quasi senza accorgermene, è qui che ho imparato cosa significhi appartenere a una comunità.

 

Nel tempo ho cominciato a riflettere su cosa sia per me la Svizzera. Mi sono convinta che essere svizzeri non è solo un’idea, ma un progetto di vita basato sulla conoscenza delle nostre radici, sulla nostra volontà di coesione e di mutuo supporto, sulla ricerca di giustizia e sulla volontà di pace.

 

Ed è di questo che vi voglio parlare oggi.

 

Quando celebriamo il 1° agosto pensiamo al Patto del 1291.

Pensiamo ai tre Cantoni originari che si unirono “per prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio”, così come sta scritto nel Patto federale custodito nella città di Svitto.

Un patto da cui discendono i valori che, come svizzeri, ci rendono forti e che è nostro dovere tramandare alle nuove generazioni così come noi li abbiamo ricevuti dai nostri genitori. Il 1° Agosto 1291 è il punto di partenza di un cammino che porterà alla nascita della Confederazione, codificata nella Costituzione del 1848 e alla nostra lunga storia di libertà, rispecchiata nelle bandiere che con orgoglio oggi esponiamo alle finestre delle nostre case.

 

Il Patto ci tramanda un insegnamento che non dobbiamo dimenticare.

La Svizzera non è nata dall'alto. Non è nata perché qualcuno ha imposto un ordine ad un popolo. È nata dal basso. Da piccole comunità che hanno scelto di fidarsi l'una dell'altra, senza mai rinunciare alla propria identità.

 

Ed è per questo che ogni Comune, compreso il nostro, non va visto come un’entità amministrativa, ma come il fondamento stesso del nostro modo di intendere la Nazione.

 

Nessuna sorpresa, dunque, se questa sera celebriamo i valori della Svizzera come parte integrante della vita dell’Alto Malcantone. Nessuna sorpresa se, per descrivere la Svizzera, farò riferimento a luoghi a noi vicini, a situazioni vicine al nostro cuore.

 

Ci troviamo su di un campo di calcio, e la NATI è un’immagine che illustra bene il segreto della Svizzera. La squadra di una piccola Nazione che si batte alla pari con le più illustri potenze sportive è lo specchio di un popolo che sa tenere la schiena dritta di fronte alla complessità del mondo moderno, di una mentalità che sa generare coesione e progresso, di un’economia ricca di imprenditorialità e di talento che si sa affermare nel mondo.

 

Sì, ammiriamo tutti questa Svizzera che sa come difendere i propri interessi e la propria sovranità, ma che allo stesso tempo è capace di giocare di squadra e di restare aperta al mondo.

 

Anche il coro di Arosio è un’immagine evocativa di questo 1° di Agosto. Ricordo l'emozione delle celebrazioni, le prove, le risate tra noi ragazzi, il senso di appartenenza che nasceva dal fare qualcosa insieme, ciascuno con la propria voce, fino a creare un'armonia comune.

Forse la mia prima lezione di cittadinanza è stata proprio questa: da soli possiamo cantare una melodia, ma insieme possiamo costruire un coro.

Ecco, la Svizzera è un coro. I suoi cittadini, i suoi Comuni, i suoi Cantoni conservano ciascuno la propria voce, ma trovano armonia in un progetto comune.

 

Un’ultima riflessione che desidero proporvi nasce dal ricordo degli scavi del nuovo quartiere che al tempo diedero origine allo scherzoso soprannome di “Vietnam”. Per noi ragazzi parlare di Vietnam era un gioco, ignari che lì altri ragazzi trovavano la morte. Oggi la guerra non è più nella lontana Indocina, ma alle porte dell'Europa e del Medio Oriente. Ancora una volta, le popolazioni soffrono e i più deboli sono i primi a pagare il prezzo della violenza.

 

La violenza cozza contro la nostra tradizione umanitaria, ed è per questo che la neutralità non può essere confusa con l’indifferenza.

 

Neutralità significa conservare la lucidità necessaria per offrire dialogo quando altri alzano la voce. Significa mettere la nostra diplomazia al servizio del diritto internazionale e della pace. La neutralità non ci chiede di chiudere gli occhi davanti alle sofferenze del mondo. Ci chiede piuttosto di

esercitare quella credibilità che permette alla Svizzera di offrire mediazione, aiuto umanitario e dialogo quando altri non riescono più a parlarsi.

 

Sì, dobbiamo essere fieri di un Paese che si sforza di essere giusto e che sa essere forte. È forte perché sappiamo coesistere pur essendo fra noi diversi. Viviamo in luoghi differenti, fra montagne, città, campagne e laghi. Eppure, condividiamo qualcosa di straordinario: la volontà di costruire insieme il nostro futuro.

 

Il 1° Agosto celebra proprio questo: non è una data nella storia, ma un'idea destinata a tradursi in realtà nel tempo.

Il 1° Agosto è la consapevolezza che la coesione si consolida ogni giorno. Che libertà e indipendenza non sono privilegi acquisiti una volta per tutte. Che la democrazia vive soltanto se ci sono cittadini pronti ad assumersene la responsabilità.

 

Nel proprio ambito, tutti siamo chiamati a fornire un nostro contributo, nel volontariato, nella professione, nelle associazioni, nella politica a qualunque livello, sempre nella convinzione che i problemi si affrontano lavorando insieme e non alimentando divisioni.

 

È vero, gli ostacoli ci sono e sono lì da vedere. Il mondo di oggi genera incertezza, il ritmo del cambiamento è frenetico, i problemi delle famiglie si fanno ogni giorno più pressanti.

Ma è proprio nei momenti di discontinuità che per progredire diventa importante ricordare chi siamo.

 

La Svizzera non è diventata uno dei Paesi più apprezzati del mondo per caso.

Lo è diventata perché ha saputo coniugare libertà e responsabilità.

 

 

Care amiche e cari amici, questa sera celebriamo la Svizzera e onoriamo tutto ciò che la rende possibile: i nostri valori, le nostre comunità, le nostre famiglie, le persone che ci educano, i luoghi che ci fanno sentire a casa.

 

Ai più giovani vorrei dire soltanto questo:

Abbiate il coraggio di partire, di studiare, di conoscere il mondo, di fare esperienze.

Ma non dimenticate mai il luogo in cui siete nati, perché è qui che avete imparato i valori che vi accompagneranno per tutta la vita.

 

Ed è per questo che ogni volta che torno ad Arosio provo gratitudine.

 

Gratitudine verso i miei genitori, che mi hanno trasmesso il senso del lavoro e dell'onestà.

Gratitudine verso tutti coloro che mi hanno aiutata, migliorata, incoraggiata.

Gratitudine verso questa comunità, che continua a farmi sentire parte della sua storia.

 

E gratitudine verso la Svizzera.

 

 

Buona Festa Nazionale a tutti voi.

 

Viva la Svizzera

 

Viva l’Alto Malcantone.

 

Viva questa bellissima Arosio

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