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Valore locativo: dalla padella alla brace?

  • Immagine del redattore: Cristina Maderni
    Cristina Maderni
  • 2 set 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Corriere del Ticino, L'Opinione, 02 settembre 2025 - Cristina Maderni deputata PLR in Gran Consiglio


L’imposizione del valore locativo è un aspetto distorsivo del sistema fiscale svizzero. Tassare i proprietari immobiliari su di un reddito che nei fatti non è stato conseguito manca infatti di giustificazione logica. È una «tassa di guerra» introdotta per la prima volta nel 1915: abolirla «tout court», come più volte tentato senza successo, sarebbe la cosa giusta. Peccato non sia quello che il testo in votazione il 28 settembre si propone di fare. Ce lo rivela il suo stesso titolo: «Decreto federale concernente l’imposta immobiliare cantonale sulle abitazioni secondarie». Un nome che di per sé ci dovrebbe mettere una pulce nell’orecchio, rendendoci dubbiosi sul vero intento del provvedimento in votazione, che non mira a sgravare i proprietari di immobili, ma a cambiare il modello di tassazione. Le sorprese sgradite non mancano, vanno dall’eliminazione della deducibilità degli interessi sulle ipoteche e dei costi di manutenzione fino all’introduzione di una nuova imposta a danno, appunto, delle abitazioni secondarie.

Nei fatti, il Decreto specula sull’attuale livello dei tassi di interesse, particolarmente basso. Una mossa pericolosa, ce lo insegna la storia. Se i tassi dovessero risalire, ne deriverebbe un grande pregiudizio per il contribuente. Altrettanto nocivo è il rendere non deducibili i costi di manutenzione, mossa che servirà solo a deteriorare la qualità e il valore del patrimonio immobiliare svizzero e a togliere lavoro agli artigiani, oltre che a scoraggiare il proprietario dal richiedere una fattura, aprendo la strada ai «padroncini » meno scrupolosi. In Ticino già vige un’imposta sulla proprietà immobiliare dell’uno per mille che, è evidente, sarà un domani destinata a cumularsi con quella sulle abitazioni secondarie. Attenzione, ne saremo colpiti tutti, sui rustici, sulle case in valle, sui piccoli appartamenti lasciatici dai nostri genitori. Peraltro, un cantone a vocazione turistica come il nostro dovrebbe sforzarsi di trattenere e attrarre confederati e stranieri che acquistano una residenza secondaria e non, al contrario, invogliarli ad andarsene. Rischiamo nei fatti di subire ancor di più la concorrenza fiscale intercantonale, essendo l’imposta sulle abitazioni secondarie facoltativa.

In sintesi, Consiglio e Camere federali ci propongono un regalo avvelenato, frutto di un compromesso che inficia l’obiettivo iniziale. Così proprio non va, se ne rende conto l’economia che teme il calo degli investimenti e l’insorgere del lavoro nero e dell’evasione IVA. Ne sono convinti i comuni ad alta percentuale di residenze secondarie, valga per tutti il grido di allarme del sindaco di Gambarogno a nome di 35 comuni ticinesi. In conclusione, il Decreto è nocivo per gli interessi del cittadino, di qui il mio invito a votare «no» il 28 settembre.

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