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  • Cristina Maderni

«Senza frontalieri in Ticino finiremmo nella pastorizia»

Corriere del Ticino 21 novembre 2022


La Domenica del Corriere / Il mercato del lavoro e i salari del prossimo anno sono stati al centro di un vivace botta e risposta tra il presidente dell’AITI Oliviero Pesenti e il sindacalista di UNIA Vincenzo Cicero


Il mondo del lavoro e i salari del 2023 sono stati al centro della puntata de La domenica del Corriere contraddistinta dal confronto tra parte sindacale, padronale e la lettura esterna di un economista super partes. E iniziamo proprio da Edoardo Beretta, professore titolare di economia all’USI che ha fatto notare come «trovare la quadratura del cerchio sia complicato. Arriviamo da anni durante i quali i salari nominali sono rimasti stabili (con leggeri aumenti), mentre c’è stata una fiammata dei prezzi, meno di quanto ci si sarebbe attesi». Ma ben presto il discorso degli ospiti di Gianni Righinetti si è spostato sui frontalieri, anche alla luce del recente dato che ha fatto registrare un nuovo record: 77.732. No limits? ha chiesto Righinetti. «Sono davvero tanti - ha osservato Cristina Maderni vicepresidente della Camera di commercio - e sta ad indicare che con la sola manodopera indigena non copriamo tutta l’attività e le opportunità imprenditoriali. E sappiamo che i frontalieri li troviamo molto nel settore sanitario e del turismo. Noi vogliamo capire bene il tutto per fare un’analisi sulle formazioni che occorrerà incrementare in Ticino. Ma nessuno di noi ama la sostituzione sulla base del dumping salariare». Ma i frontalieri sono una manna per i sindacati? Per il segretario per il Sottoceneri di UNIA Vicenzo Cicero «la storia ha dimostrato che non sono le chiusure o gli impedimenti ad aiutare i lavoratori. Questi vanno difesi con il miglioramento delle condizioni di lavoro. L’aumento nel terziario è certamente di ordine speculativo. La risposta è il miglioramento delle condizioni di lavoro e i salari minimi». Al presidente dell’AITI Oliviero Pe-senti la domanda delle domande: possiamo rinunciare ai frontalieri? «Dirò una cosa che non piacerà a molti, ma che è reale. Se non ci fossero i frontalieri andremmo a lavorare nella pastorizia in Ticino. È estremo ma chiaro. Tutto si può e si deve migliorare. Ma dico no al salario minimo che, da che mondo e mondo, non va imposto dall’alto. Qui non siamo nel Far West dove ognuno fa quello che vuole. Prima i posti di lavoro si creano. Poi si difendono». Frase che ha infiammato Cicero: «La penso esattamente al contrario. Il Ticino è una terra selvaggia e tutti i dati lo dimostrano. Solo il 30% delle attività è coperto da un CCL». Dal canto suo il vicesegretario OCST Xavier Daniel ha messo in risalto un dato: «Un frontaliere che contratta il proprio salario, se non è inquadrato da un CCL, mediamente perde il 1%. Abbiamo una massa di frontalieri nel terziario dove contratti di questo genere non ci sono, se non quelli aziendali. Anche a noi non piace molto il sala-rio minimo, ma ha comunque cercato di fare ordine all’interno della deregolamentazione totale del settore terziario». «Ma come? - ha replicato Maderni - il turismo, il commercio e anche buona parte della sanità è sotto un contratto».


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