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L’economia bloccata e la salute a rischio

Corriere del Ticino 11 febbraio 2021


L'OPINIONE / CRISTINA MADERNI / deputata PLR in Gran Consiglio


La recente richiesta dell’Unione svizzera delle arti e mestieri e della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi è chiara e inequivocabile: dal primo marzo bisogna riaprire le attività economiche, altrimenti si rischia il collasso del nostro sistema produttivo e della società. Certo, la difesa della salute pubblica è un obiettivo prioritario e indiscutibile, tanto più di fronte alle legittime preoccupazioni per le nuove varianti del coronavirus. Ma non basta dire «la salute prima di tutto». Se si continua a bloccare l’economia col prolungamento del lockdown si mette in pericolo la salute stessa, poiché si ferma la produzione di quella ricchezza (redditi, utili e occupazione) che assicura allo Stato le entrate fiscali necessarie a mantenere in piena efficienza la rete sanitaria e a sostenere con aiuti adeguati coloro che sono stati più colpiti da questa emergenza. Né vanno sottovalutate la crescente insofferenza verso divieti e chiusure, a volte incomprensibili, che hanno generato peraltro discriminazioni e legittimi risentimenti, e la situazione di disagio psichico che attanaglia buona parte della popolazione che si è vista privata del tutto della vita sociale. Altri Stati, tra cui l’Italia e l’Austria, stanno allentando le restrizioni e ormai anche da noi ci sono le condizioni oggettive per decidere una riapertura programmata. Il numero dei contagi in Ticino si è progressivamente ridotto, i ricoveri sono nettamente diminuiti e gli ospedali hanno riserve sufficienti per gestire in sicurezza l’andamento pandemico che oggi appare sotto controllo. Dunque, è il momento di voltare pagina, se non vogliamo che un’ondata di fallimenti travolga il nostro tessuto produttivo e la tenuta sociale del Paese. Il coronavirus non si combatte solo col confinamento e l’obbligo del telelavoro, che non dappertutto è possibile, ma che grava sulle imprese con un carico supplementare di controlli. Le aziende, già nel corso della prima ondata supplementare di controlli. Le aziende, già nel corso della prima ondata pandemica, hanno dimostrato tempestività e meticolosità nell’adottare tutte le misure di protezione contro i contagi. Un’uscita sicura dal lockdown è possibile, potenziando e ottimizzando il contact tracing, effettuando test a tappeto e dando una poderosa accelerata al programma di vaccinazione che in Svizzera sta, purtroppo, scontando vistosi ritardi. Qualora il Governo lo ritenesse opportuno, le imprese sono pronte a dare il loro contributo nel campo dei test e delle vaccinazioni, come stanno facendo in altri Cantoni. L’economia ha bisogno di ripartire. Per poter pianificare l’attività necessita di una chiara visione su un piano di riapertura realistico. Pensare di prolungare il lockdown oltre il primo marzo significa andare deliberatamente incontro ad un collasso sociale ed economico.



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