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  • Cristina Maderni

Collocamento e occupazione: si può fare di più

Corriere del Ticino 23 agosto 2019


L’Opinione / CRISTINA MADERNI / deputata PLR al Gran Consiglio


È con vivo interesse che traggo ispirazione dall’articolo pubblicato da Angelo Rossi sul settimanale «Azione», in cui si evidenzia il nesso fra efficacia della politica di collocamento e occupazione. L’autore prende le mosse dal caso di Neuchâtel, cantone in cui la disoccupazione, pur elevata (3.1% a luglio secondo le rilevazioni SECO), è riuscita in un solo anno a scendere del 28% grazie all’operato degli uffici di collocamento. Al pari del Ticino, Neuchâtel è un cantone di confine che conosce il fenomeno del ricorso ai lavoratori frontalieri. È caratterizzato da un tasso di disoccupazione superiore e da un salario mediano inferiore alla media nazionale. Neuchâtel ci ha dimostrato che è possibile ridurre la disoccupazione tramite azioni semplici, quando attuate con decisione. Azioni il cui successo è di stimolo per il Ticino, che condivide la necessità di un più incisivo collocamento in azienda di quanti siano iscritti presso gli URC o comunque siano sottooccupati o disposti a lavorare di più. Lo sforzo in tal senso profuso dalla sezione del lavoro del DFE rientra sicuramente fra gli strumenti condivisibili per tutte le parti sociali e di conseguenza va sostenuto. Per ottenere risultati nel breve periodo è però necessario migliorare l’incrocio delle competenze e aspirazioni dei candidati con le necessità delle aziende. Non è oggi infrequente sentire imprenditori intenzionati ad assumere personale residente lamentarsi dei profili presentati loro dagli URC, che non sono giudicati in linea con quelli richiesti. Se fra le persone che si trovano in disoccupazione i profili che l’economia ricerca non sono frequenti o addirittura non esistono, allora bisogna utilizzare i corsi di riqualificazione professionale per crearli. Se questo non fosse ancora sufficiente, andrà intensificata la ricerca di sinergie con i processi di formazione e addestramento delle aziende e delle loro associazioni in modo da ottenere un risultato migliore unendo le forze. Solo così riusciremo a meglio focalizzare l’importante lavoro degli uffici di collocamento e inoltre ad assecondare il programma relativo all’obbligo di annuncio per i settori caratterizzati da elevato tasso di disoccupazione, introdotto nel luglio 2018. Programma che ha determinato il raddoppio delle segnalazioni, ma che sarà coronato da successo solo dopo aver dimostrato che una quota ragionevole degli annunci si traduce in assunzioni effettive. Ancora una volta, il risultato è subordinato alla circostanza che i profili presentati coincidano con la domanda, altrimenti i datori di lavoro attenderanno cinque giorni e si rivolgeranno altrove. Oltre che gestire l’immediato, il Ticino si deve saper proiettare nel futuro. Segnalo a questo riguardo come ascoltare le opinioni delle imprese su quali siano le competenze per cui c’è e ci sarà domanda nel tempo faciliti anche la pianificazione a lungo termine, migliorando la qualità dell’orientamento scolastico, che potrà evidenziare ai giovani come trovare professioni con prospettive durature nel tempo. Mi sento in conclusione di affermare che una politica di collocamento più efficace è possibile e necessaria per il nostro Cantone. Per ottenerla, dobbiamo favorire un migliore dialogo fra gli esperti della Sezione del lavoro e le imprese ticinesi, quelle che sono legate al territorio, che generano occupazione stabile pagando stipendi equi oltre che imposte. Seppur con una composizione settoriale differente, queste imprese sono ben presenti in Ticino, non solo a Neuchâtel e quindi anche noi abbiamo l’opportunità di diminuire ulteriormente il tasso di disoccupazione.


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